mercoledì 11 maggio 2011

Unità sindacale, e non solo.



In un recente incontro organizzato da COOP per la presentazione del proprio Bilancio Sociale, il Prof. Romano Prodi commentando la situazione poltico economica del nostro paese, ha fra l'altro dichiarato che " un sindacato diviso è l'autodistruzione del Sindacato, è un suicidio collettivo al di là di chi ha ragione o di chi ha torto". Si tratta di una affermazione forte, frutto di una lettura severa di una realtà complessa e difficile dell'attuale fase della vita sindacale. Non c'è dubbio che se il mondo del lavoro non riesce ad essere unito e quindi forte, non potrà affrontare nell'interese dei lavoratori le sfide che stanno davati a tutti per effetto dei processi di cambiamento indotti dalla crisi economica, dallo sviluppo tecnologico e dalla globalizzazione dei mercati. E' la stessa sfida che devono affrontare le imprese, che non si risolve solo nella volontà o capacità dell'imprenditore. Ci sono dei porcessi di cambiamento che mettono a dura prova lavoratori e imprenditori e se non cè una sede di concertazione per affrontarli con consapevolezza e chiarezza dei punti di caduta delle specifiche situazioni ,si corre il rischio della muscolarità, della demagogia e del velleitarismo, con il risultato che la parte che è destinata a soccombere sarà sempre quella del più debole. E non è detto che quella più debole possa essere sempre il sindacato. Lo è talvolta anche l'imprenditore che, si trova di fronte a drammatici probemi di non sostenibilità della propria impresa. E purtroppo quando l'impresa non è sostenibile anche il lavoratore ne paga le conseguenze. Pertanto i tavoli di gestione delle crisi coordinati dalle istituzioni ( credo che Bologna sia per questo un esempio virtuoso) devono essere le sedi nelle quali l'unità del Sindacato e la chiarezza delle posizioni e degli impegni imprenditoriali devono esprimersi e possibilmente generare la condivisione delle azioni necessarie per la sostenibilità dell'impresa nel tempo. Ciascuno deve fare la propria parte, e non c'è dubbio che spesso ciò significa fare sacrifici. In questo contesto se mancano misure concrete di sostegno alle imprese (soprattutto con il credito) e di sostegno al reddito dei lavoratori che sono chiamati al sacrificio, l'esercizio della concertazione sui piani di sostenibilità diventa illusorio.La conseguenza è la tensione sociale che in situazioni di forte crisi economica mina la tenuta sia del sindacato che del tessuto delle imprese. E' per questo che gli strumenti di gestione della crisi non possono rimanere solo quelli tradizionali. Devono essere adeguatamente integrati con provvedimenti delle istituzioni per far fronte alle sfide che la crisi pone sia ai lavoratori che alle imprese.
E per ottenere questo occorre l'unità sindacale e anche una forte, consapevole e responsabile rappresentanza sia dei lavoratori che delle imprese.