lunedì 9 maggio 2011

Cultura, una sfida per Bologna.


Bologna ha un immenso patrimonio culturale e artistico, materiale, di eventi e iniziative.
Una ricchezza non adeguatamente conosciuta e messa a valore, che deve fare i conti con una quantità decrescente di risorse pubbliche e private che fino ad ora hanno in qualche modo sorretto questa realtà. La pesante sforbiciata ai bilanci delle istituzioni locali messa in atto con la finanziaria 2011 è ben poca cosa rispetto agli "aggiustamenti" e alle manovre di rientro nei parametri comunitari che "pioveranno" nei prossimi tempi. Già si ventila una manovra fiscale aggiuntiva a quella del 2011 che potrebbe essere spalmata sugli enti locali con gli stessi criteri di quella precedente, in barba al federalismo fiscale tanto decantato.
Si prospettano quindi tempi duri e di emergenza per il sistema culturale e artistico della nostra città.
Sarà quindi necessario tenera alta la mobilitazione contro chi ritiene che " con la cultura non si mangia", e la mette ai primi posti di ciò che occorre sacrificare.
Ma non possiamo far finta di niente o attendere che "passi la nottata" perchè, bene che vada sarà sempre più nera se non si attivano iniziative che possano contrastare questa situazione ed evitare uno sfarinamento graduale del patrimonio prima ricordato.
C'è quindi un bisogno crescente di unire alla mobilitazione contro i tagli l' attivazione di una serie di iniziative che mettano in campo nuove progettualità di rafforzamento e razionalizzazione di ciò che si fa in campo culturale a rtistico, per salvaguardarne la sostenibilità.
In primo luogo occorre inserire la realtà bolognese in una cornice di poltica regionale per il settore.
La Regione potrebbe rendersi promotrice di un fondo per la preservazione e lo sviluppo delle attività artistiche e culturali del territorio, aperto al contributo di istituzioni pubbliche e private, imprese, singoli cittadini, sorretto dalla deducibilità fiscale delle donazioni.
Destinazione di risorse e processi di razionalizzazione dovrebbero marciare di pari passo superando frammentazioni e soggettivismi cho corrono il rischio di coltivare debolezze non più sostenibili. Poi occorre un impegno generalizzato per l'autofonanziamento delle varie iniziative che costellano il panorama artistico e culturale. Occorre superare l'edea della gratuità generalizzata riservandola solo ai giovani e alle scuole. Occorre una promozione capillare del mecenatismo privato e un forte rilancio del volontariato. Insomm bisogna fare i conti con un futuro nel quale ci saranno sempre meno risorse disponibili, per quanto illuminati potrenno essere gli amministratori pubblici.
In questo contesto le funzioni pubbliche incaricate alla poltica culturale dovrebbero essere in primo luogo di supporto ai processi prima indicati e sempre meno dispensatrici di risorse a pioggia . Più coinvolgimento e partecipazione dei soggetti della cultura, maggiore impegno nel definire quadri di riferimento strategici, grande consapevolezza dei bisogno di fare i conti con il possibile e non farsi illusioni sul necessario.
In questo contesto la poltica deve saper fare la sua parte con cognizione di causa, facendo sì che le funzioni istituzionali preposte alla cultura siano adeguate e in grado di gestire le sfide durissime che ci attendono.