
La vicenda Parmalat oltre ad essere un brutto segnale per la tenuta del nostro sistema Agroalimentare è uno degli episodi emblematici dell'assenza di una poltica agricola nel nostro paese e di come si sperpera il denaro pubblico.
Senza fare i nazionalisti o gli immemori delle leggi di mercato, va pur detto che la perdita come paese di un pezzo importante della filiera del latte, per quante possano essere le promesse di Lactalis di stare in Italia e rafforzare la Prmalat, a lungo andare può rappresentare un pericolo sia per il nostro mondo agricolo che per l'ambiente del nostro paese.
La zootecnia è un pilastro dell'agricoltura e della preservazione del territorio e non a caso tutti i paesi gestiscono poltiche che tendono a preservarla e a rafforzare le filiere che la sorreggono.
Noi abbiamo un duplice handicap, una situazione strutturale della produzione che non ci rende competitivi sui costi di produzione e una frammentazione imprenditoriale che ci rende deboli nella capacità di esportare le tante specificità che sostengono il valore dei prodotti da latte trasformato.
Quindi la prospettiva di avere un grande operatore nel latte nelle mani di un produttore francese (paese che produce molto più latte di quello che consuma) non è del tutto rassicurante come qualche cultore del libero mercato vorrebbe far credere.
Ma se questa è la prospettiva, ciò che deve far riflettere è come si è giunti alla conclusione di questa vicenda.
Tanto per dare una idea della dimensione del disastro agricolo del nostro paese, basti pensare che l'OPA di Lactalis per farci fuori la Parmalat è molto inferiore al denaro sperperato dal nostro paese per pagare le multe alla CEE sullo sforamentoi delle quote latte. Fa sorridere che i leghisti stiano ancora battendosi per pagarne altre!!!
Ma parliamo di Parmalat.
E' bene ricordare che la Parmalat, per mala gestione (con la connivenza dei vari ministri dell'agricoltura che si sono succeduti, della poltica e delle banche) aveva accumulato un "buco" di tredici miliardi di Euro coperto con un decreto del Minsitro Scaiola che ha annullato i debiti della Parmalat (in barba alla libera concorrenza nel mercato) e nominato il Dott Bondi commissario straordinario per la gestione di una azienda "risanata per decreto", riconoscendogli per questo "miracolo" un compenso plurimiliardario ( se non erro, trenta miliardi di vecchie lire) . La Parmalat grazie a questo regalo, pagato profumatamente in gran parte dal nostro paese (risparmiatori e banche) è stata gestita fino ad ora dal Dott. Bondi, che si è dedicato a fare cause miliardarie alle banche e a gestire bene l'azenda (merito che gli va riconosciuto). Vale la pena però ricordare che il Dott. Bondi ha potuto godere di una liquidità crescente derivante anche dal pagamento da parte della Banche di oltre un miliardo e mezzo di danni per aver concesso credito alla Parmalat che sapevano essere in fallimento.
Dopo tutto questo ambaradam che è costato al paese non meno di 15 miliardi ( cinque volte il salvataggio dell'Alitalia), dopo dieci anni di una gestione "da eroe" di Bondi della Parmalat, sordo a qualsiasi richiamo a pensare ad un futuro per la filiera del latte italiano (rendendosi disponibile a processi di aggregazione e acquisizione), arrivano i Francesi e ci portano via tutto. Una grande impresa, con un tesoretto di liquidità di un miliardo e mezzo, senza colpo ferire.
Il governo si rende conto della boiata che sta per accadere, predispone delle dighe di cartapesta, tanto per fare scena, sa bene che la cosa è persa. Mette in moto i banchieri amici che fanno finta di tirare fuori soldi (che probabilmente non avrebbero mai messo) fino a quando il Presidente Francese fa valere le ragioni del libero mercato e il Presidente Berlusconi non fa altro che elogiarlo (anche perchè nel bel mezzo dell'incontro nel quale si doveva fare fuoco e fiamme anche su Parmalat, arriva la notizia che Lactalis se l'è già presa) in barba agli schiamazzi della Leganord e all'arrabbiatura del Ministro Tremonti.
Questa vicenda è l'emblema del punto al quale è arrivato il nostro paese. Siamo stati dileggiati, ingannati e umiliati dopo aver dilapidato 15 miliardi per la Parmalat e 5 per le multe delle quote latte.
Ma il danno continua perchè rimangono tutti i problemi della nostra agricoltura, e il governo continua ad ignorarli.
Infatti in appena tre anni di legislatura abbiamo già cambiato tre ministri dell'agricoltura, l'ultimo è un Ministro responsabile (speriamo bene). C'è da vergognarsi a pensare che a Briuxelles, dove si decidono i destini agricoli dei paesi della comunità, noi siamo rappresentati da Ministri che appena si sono "infarinati" della materia cambiano mestiere. E chi volete che ci pensi all'agricoltura difendendola nelle sedi in cui gli altri paesi hanno ministri che frequentano Bruxelles da ben più anni .
Pensate ai sorrisini di scherno che si faranno a Bruxelles sulla vicenda Parnalat e alle spalle del nostrto paese.
Sorpende in questa situazione una certa assuefazione delle organizzazioni professionali agricole e il mezzo plauso delle organizzazioni sindacali dei lavoratori